I segreti della Stipa: l'incredibile storia del canale sotterraneo di Tivoli che nel 1688 inghiottì l'intero fiume Aniene
Il sottosuolo della città di Tivoli custodisce una straordinaria rete di condotti sotterranei che racconta secoli di faticosa e affascinante convivenza tra l'ingegno umano e la forza indisciplinata del fiume Aniene. Tra queste opere idrauliche, il canale della Stipa rappresenta uno degli esempi più complessi e ricchi di storia dell'intero clivo tiburtino. Le origini di questo condotto risalgono con ogni probabilità all'epoca romana imperiale, quando l'Aniene scorreva lambendo le sontuose residenze di otium dei patrizi romani. Nelle opere di Stazio si trova infatti menzione di un corso d'acqua che, dividendo in due sponde la celebre villa di Manlio Vopisco, ne attraversava dolcemente i giardini. Gli archeologi ritengono che in questa prima fase la Stipa fosse un semplice alveo artificiale di superficie, scavato sulla riva destra del fiume con la funzione di canale diversore e di alleggerimento per prevenire i danni delle piene.
Con la decadenza dell'impero romano e l'abbandono delle grandi opere idrauliche, la Stipa perse la sua originaria funzione di regolazione e andò incontro a una profonda metamorfosi. Durante il Medioevo, il canale fu disattivato e divenne noto con la locuzione latina di carbonaria tyburys, ovvero un vero e proprio fossato di scarico destinato all'accumulo di scarti e materiali di risulta della città. È precisamente da questo utilizzo come deposito di immondizie e sterpaglie che deriva l'odierno nome dialettale di Stipa. La rinascita del canale si compì soltanto sul finire del Cinquecento, quando la zona fu interessata da una forte espansione artigianale. Per alimentare i mulini, le gualchiere e gli opifici che si erano insediati tra le maestose rovine della villa di Vopisco, il canale venne rimesso in funzione, interamente scavato nel masso calcareo e coperto con una solida volta a botte. Sotto la direzione di Padre Bosco e di altri capomastri locali, il diversivo fu ampliato per garantire un flusso idraulico costante alle macchine idrauliche.
La Stipa assunse così la fisionomia di un colossale canale sotterraneo, ma la sua stabilità rimase costantemente minacciata dalle bizzarrie dell'Aniene. Il capitolo più drammatico e documentato della sua storia si consumò nel corso del 1688, un anno caratterizzato da piogge torrenziali e da una crescente tensione tra la popolazione tiburtina. Già sul finire dell'estate, l'Aniene iniziò a mostrare segni di pericolosa inquietudine, erodendo gli argini e spaventando i residenti della vicina contrada di Porta S. Angelo. Il 7 settembre 1688, i cittadini terrorizzati decisero di inviare una preoccupante denuncia formale alla magistratura locale e alla Congregazione delle acque di Roma. Nel documento d'archivio, gli abitanti segnalavano con angoscia che il fiume aveva già diroccato la muraglia grande di un orto e che la forza della corrente minacciava direttamente di far crollare le case e le sponde del diversivo della Stipa.
Nonostante i tempestivi allarmi lanciati a settembre, le scarse risorse economiche e il ritardo burocratico impedirono l'esecuzione di lavori di consolidamento stabili, preparando il terreno per il disastro d'autunno. Tra la fine di novembre e i primi giorni di dicembre del 1688, una straordinaria e violenta piena dell'Aniene si abbatté su Tivoli con furia devastante. La spaventosa massa d'acqua diroccò un intero pezzo di muraglia della città poco prima che il fiume raggiungesse la cascata vecchia, aprendosi un varco definitivo. L'intero corso dell'Aniene abbandonò il suo letto naturale e si riversò con violenza inaudita nel canale della Stipa, lasciando quasi completamente all'asciutto l'alveo ordinario. Il prosciugamento del letto del fiume mandò in secco i canali che alimentavano Villa d'Este, le fontane pubbliche e ben quarantotto opifici industriali, paralizzando l'intera economia tiburtina. Di fronte alla gravità della catastrofe, papa Innocenzo XI ordinò l'invio d'urgenza a Tivoli del celebre architetto pontificio Mattia de Rossi per dirigere le difficili operazioni di sbarramento della Stipa e ricondurre il fiume nel suo letto. I lavori di riparazione della muraglia rotta e del diversivo furono affidati ai mastri muratori Giacomo Mattia e Antonio Longhi, che riuscirono faticosamente a mettere in sicurezza l'abitato.
Oggi, il canale della Stipa si presenta come un incredibile corridoio sotterraneo che attraversa il ventre roccioso di Villa Gregoriana. Questo imponente speco, scavato interamente nel duro calcare concrezionato, vanta una lunghezza complessiva di ben centoquindici metri, una larghezza media di circa un metro e un'altezza interna eccezionale che in alcuni tratti raggiunge gli otto metri e mezzo, frutto dei progressivi lavori di abbassamento del fondo eseguiti nei secoli per aumentarne la portata. Il canale termina il suo corso sboccando scenograficamente con un salto a picco di circa sessanta metri proprio di fronte al Tempio della Sibilla, dove riversa le sue acque nel profondo gorgo sottostante, testimoniando la secolare vittoria dell'ingegno umano sopra la violenza della natura.
fonti
Sante Viola, Cronaca delle diverse vicende del fiume Aniene in Tivoli sino alla deviazione del medesimo nel traforo del monte Catillo, 1835.
Francesco Massimo, Relazione storica del traforo nel Monte Catillo in Tivoli per la inalveazione del fiume Aniene, 1838.
Giovanni Maria Zappi, Annali e Memorie di Tivoli di Giovanni Maria Zappi (secolo XVI), 1920.
Cairoli Fulvio Cairoli, Tibur, pars quarta (Forma Italiae), 1991.
immagine da Tivoli by Albert Christoph Dies
