Il Fosso dell’Empiglione e il nodo degli acquedotti di Tivoli

Il Fosso dell'Empiglione e la zona degli Arci costituiscono dunque un vero e proprio palinsesto della storia dell'acqua nel territorio tiburtino.

Qui si incontrano le grandi opere della Roma repubblicana e imperiale, rappresentate dall'Anio Vetus, dall'Aqua Marcia e dall'Anio Novus; le trasformazioni medievali della viabilità; il ponte settecentesco degli Arci; il sistema moderno della Via Empolitana e, infine, la memoria dell'Acqua Rivellese, condotta a Tivoli nel Cinquecento.

Il valore del luogo non dipende quindi soltanto dalla monumentalità delle arcate. È soprattutto la sovrapposizione delle diverse epoche a renderlo prezioso. Camminando lungo il Fosso dell'Empiglione si può infatti leggere una parte della storia del rapporto fra Tivoli, l'Aniene e l'acqua: prima risorsa da portare verso Roma, poi elemento indispensabile per la rinascita della stessa Tivoli e, in ogni epoca, motivo di interventi, opere e trasformazioni del territorio.

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L'area del Fosso dell'Empiglione, lungo la Via Empolitana in località Arci, rappresenta uno dei luoghi più significativi per comprendere la storia della grande rete degli acquedotti romani nella campagna tiburtina. Qui, in uno spazio relativamente ristretto, si concentravano infatti diverse importanti infrastrutture idrauliche destinate a condurre verso Roma le acque provenienti dalla valle dell'Aniene.

La particolare concentrazione delle strutture aveva già attirato l'attenzione degli studiosi tra Otto e Novecento. Il topografo Rodolfo Lanciani definì questo settore uno «stupendo nodo» degli acquedotti romani, mentre le indagini e le fotografie realizzate da Thomas Ashby documentarono con grande precisione la situazione archeologica allora ancora leggibile sul terreno. La stessa definizione è oggi ripresa dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio nella documentazione dedicata al sito.

Occorre tuttavia precisare che il termine "nodo degli acquedotti" riguarda soprattutto l'area degli Arci nel suo complesso, comprendente zone appartenenti sia al territorio di Tivoli sia a quello della vicina Castel Madama. Nella zona più ampia convergevano infatti i quattro grandi acquedotti provenienti dalla valle dell'Aniene: Anio Vetus, Aqua Marcia, Aqua Claudia e Anio Novus. Nel tratto specifico del Fosso dell'Empiglione appartenente al territorio di Tivoli, la documentazione archeologica della Soprintendenza individua invece principalmente le strutture dell'Anio Vetus, dell'Aqua Marcia e dell'Anio Novus.

Gli acquedotti romani agli Arci

La storia del luogo inizia con l'Anio Vetus, il più antico dei grandi acquedotti aniensi. Costruito tra il 272 e il 270 a.C., captava direttamente le acque dell'Aniene e raggiungeva Roma seguendo un percorso prevalentemente sotterraneo. Nell'area dell'Empiglione il suo speco si trova in rapporto molto stretto con le strutture degli acquedotti costruiti successivamente, testimonianza delle trasformazioni che nel corso dei secoli interessarono questo importante corridoio idraulico.

Nel II secolo a.C. arrivò l'Aqua Marcia, costruita tra il 144 e il 140 a.C. sotto il pretore urbano Marco Licinio Crasso. Il suo percorso attraversava la regione tiburtina e, presso gli Arci, sono ancora riconoscibili strutture appartenenti al suo sistema di sostruzioni e di attraversamento.

Nel settore del Fosso dell'Empiglione è particolarmente interessante la presenza dell'arcata dell'Aqua Marcia, sotto la quale si conserva lo speco dell'Anio Vetus. La vicinanza e la sovrapposizione di queste strutture permettono di leggere materialmente la successione delle grandi opere idrauliche romane: un acquedotto più antico viene infatti mantenuto e affiancato da infrastrutture successive, in una continua trasformazione del paesaggio.

Un ulteriore elemento di interesse è rappresentato dalla presenza di un cippo dell'Aqua Marcia, appartenente alla documentazione epigrafica utilizzata per identificare e controllare il percorso dell'acquedotto. La zona degli Arci è quindi importante non soltanto per la monumentalità delle arcate superstiti, ma anche per le testimonianze che permettono di ricostruire la gestione e la manutenzione degli acquedotti romani.

L'Anio Novus e le grandi arcate degli Arci

Il monumento che più caratterizza il paesaggio degli Arci è tuttavia costituito dalle imponenti arcate dell'Anio Novus, costruito in età imperiale e inaugurato nel 52 d.C., insieme all'Aqua Claudia.

La documentazione archeologica mostra che nell'area di Castel Madama l'Anio Novus si divideva in due rami: uno seguiva la Via Empolitana verso Tivoli, mentre l'altro deviava verso sud, attraversando la strada e il vicino Fosso dell'Empiglione. È proprio in questo settore che si conservano alcune delle sue strutture più monumentali.

Le arcate che oggi vediamo non devono però essere considerate semplicemente come opere rimaste intatte dalla costruzione originaria. Alcune delle strutture dell'Anio Novus furono infatti ricostruite e restaurate in epoche successive. La Soprintendenza segnala, per esempio, importanti ricostruzioni in laterizio di età adrianea nel tratto di Castel Madama, mentre il monumentale arco dell'Anio Novus visibile nel territorio tiburtino presenta una ricostruzione risalente agli inizi del III secolo, in età severiana.

Questa stratificazione rende particolarmente interessante il sito: ciò che oggi appare come un unico complesso monumentale è in realtà il risultato di più fasi costruttive e di numerosi interventi di manutenzione e ricostruzione.

Un paesaggio costruito dall'acqua

La caratteristica più suggestiva dell'area non è dunque soltanto la presenza di singoli archi, ma la possibilità di osservare, nello stesso spazio, infrastrutture appartenenti a epoche diverse della storia romana.

La Soprintendenza ricorda che, in uno spazio di circa ottanta metri, si concentravano la Marcia, l'antica Via Empolitana, l'Anio Novus e la Via Empolitana medievale. Poco più a est si trova inoltre il ponte costruito nel XVIII secolo dall'architetto Gerolamo Theodoli.

Il paesaggio dell'Empiglione è quindi il risultato della sovrapposizione di diverse esigenze: prima il controllo e il trasporto delle acque verso Roma, poi la viabilità medievale e moderna e, infine, le esigenze della moderna circolazione stradale.

L'Acqua Rivellese: quando l'acqua torna a Tivoli

La storia idraulica degli Arci non termina con la fine dell'Impero romano.

Dopo la progressiva perdita di funzionalità degli antichi acquedotti, Tivoli dovette nuovamente organizzare il proprio approvvigionamento idrico attraverso le sorgenti locali. Nel XVI secolo acquistò particolare importanza la sorgente Rivellese, situata nella zona degli Arci.

Secondo la documentazione storica tiburtina, nel 1560 la sorgente fu messa a disposizione della comunità e nel 1561 l'acqua Rivellese fu condotta per la prima volta a Tivoli attraverso una conduttura. L'iniziativa si colloca nel periodo in cui il cardinale Ippolito II d'Este, governatore della città e promotore della trasformazione urbanistica e monumentale di Tivoli, intervenne anche sul sistema delle acque.

L'acquedotto Rivellese rappresentò una soluzione importante, anche se la sua portata e la sua efficienza non furono sempre sufficienti a soddisfare le necessità della città. Nel corso dei secoli la conduttura fu sottoposta a manutenzioni e modifiche, mentre continuarono le ricerche di altre sorgenti nella zona degli Arci.

In questo modo il territorio dell'Empiglione conserva una continuità storica particolarmente significativa: lo stesso paesaggio che in età romana era attraversato dagli acquedotti destinati a rifornire Roma tornò, molti secoli dopo, a essere una delle principali aree di approvvigionamento idrico della stessa Tivoli.


fonti |

Rodolfo Lanciani, I commentarii di Frontino intorno le acque e gli acquedotti. Silloge epigrafica aquaria, Roma, 1881

Thomas Ashby, The Aqueducts of Ancient Rome, Oxford, Clarendon Press, 1935

Zaccaria Mari, Via Empolitana, km. 2, acquedotto Marcio, acquedotto dell'Anio Novus, in Thomas Ashby. Un archeologo fotografa la Campagna Romana tra ’800 e ’900, Roma, 1986

Zaccaria Mari, Nuovi cippi degli acquedotti aniensi. Considerazioni sull'uso dei cippi acquari, in Papers of the British School at Rome, 59, 1991

Zaccaria Mari, La valle dell'Aniene nell'antichità. Appendice I – Gli acquedotti, in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d'Arte, LXVII, 1995

F. Carboni, contributo in I giganti dell'acqua. Acquedotti romani del Lazio nelle fotografie di Thomas Ashby (1892-1925), a cura di S. Le Pera e R. Turchetti, Roma, 2007

- Luca Messina, Tivoli, gli acquedotti romani dal fosso dell'Empiglione fino all'antica strada di Pomata, 2024, Roma

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