L'arte geometrica del Medioevo: il fascino nascosto dei pavimenti cosmateschi nelle chiese di Tivoli
Tra il decimo e il quattordicesimo secolo, l'arte dei marmorari romani appartenenti alla celebre scuola cosmatesca arricchì l'architettura sacra di Tivoli con splendidi rivestimenti in opera tessellata. Questa raffinata tecnica decorativa, caratterizzata dall'accostamento di tasselli policromi di marmi pregiati come porfido, serpentino e alabastro disposti secondo complessi disegni geometrici e schemi alessandrini, trasformò le pavimentazioni e gli arredi delle basiliche medievali tiburtine in scenografici parati di pietra.
Un esempio di straordinario rilievo per la storia dell'arte locale è custodito nella chiesa di Santa Maria Maggiore, la quale conserva ancora una porzione cospicua della sua pavimentazione tessellata originale. La realizzazione del pavimento si deve alla generosa committenza di una nobildonna del luogo, Maria Bonini, moglie di Leone Bonini, la quale finanziò l'opera a proprie spese. Oltre alla pavimentazione, la medesima chiesa conserva un altare e due eleganti colonne tortili impreziositi da motivi cosmateschi.
Anche l'antica Cattedrale di San Lorenzo possedeva un pavimento di eccezionale bellezza prima dei radicali interventi di ammodernamento barocco promossi nel Seicento dal Cardinale Giulio Roma. L'originale rivestimento del Duomo, ricoperto da motivi geometrici sferici e rettangolari, andò in gran parte distrutto con la ristrutturazione della cattedrale, sebbene alcuni frammenti superstiti siano ancora visibili all'interno della sagrestia. Tracce significative di pavimenti tessellati si possono inoltre ammirare nelle chiese medievali cittadine di San Pietro e di San Silvestro.
Spostandosi fuori dal centro urbano, l'eredità dei maestri marmorari risplende nel Santuario di Santa Maria in Vulturella alla Mentorella. Dinanzi all'altare maggiore si conserva un insigne tratto di pavimento ad opus alexandrinum caratterizzato da dischi e fasce intrecciate. Questo mosaico pavimentale è affiancato da un solenne ciborio con fasce decorative a tessere policrome e da un frammento di colonna tortile destinato a reggere il cero pasquale, opere eseguite da maestranze romane nella prima metà del Duecento sotto l'episcopato del vescovo Claro.
fonti:
Arduino Colasanti, L'Aniene, 1906.
Attilio Rossi, Santa Maria in Vulturella, 1905.
Attilio Rossi, Tivoli, 1909.
Giuseppe Cascioli, Gli uomini illustri o degni di memoria della città di Tivoli, 1927.
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