L'occupazione garibaldina di Tivoli del 1867 nei documenti Coccanari-Fornari


Quando Tivoli sfidò i garibaldini: retroscena e documenti dell'autunno 1867

Scopri la storia dell'occupazione garibaldina di Tivoli del 1867 attraverso le carte dell'archivio Coccanari-Fornari, tra requisizioni, manovre tattiche e la difesa dell'ordine cittadino.



L'autunno del 1867 rappresentò un momento cruciale per le vicende del Risorgimento italiano, caratterizzato dal tentativo di Giuseppe Garibaldi di marciare su Roma. In questo quadro strategico, la città di Tivoli venne individuata dal generale come obiettivo di fondamentale importanza e potenziale via di ritirata per le sue truppe. La ricostruzione puntuale di quei giorni complessi è stata resa possibile grazie ai documenti conservati nell'archivio del conte Giuseppe Coccanari-Fornari, resi noti da Egidio Coccanari-Fornari. Tali testimonianze scritte offrono una prospettiva diretta sulle dinamiche operative e sulle difficoltà logistiche che segnarono la presenza garibaldina nel territorio tiburtino.

L'ingresso delle truppe e la riorganizzazione del potere locale

La partenza delle truppe pontificie alla volta di Roma, avvenuta il ventisette ottobre, aveva indotto le autorità locali a formare una guardia cittadina per garantire la sicurezza, ponendola sotto la guida dei capitani Generoso Capoccini e Giuseppe Lauri. Il pomeriggio del ventinove ottobre, circa quattrocento o cinquecento volontari al comando del colonnello Pianciani giunsero a Tivoli. Trovandosi di fronte alla fuga del governatore pontificio, la magistratura cittadina dovette gestire improvvisamente l'emergenza. Il colonnello Pianciani impose al gonfaloniere Giovanni Tomei di assumere la carica di sindaco e governatore, ruolo che Tomei accettò per evitare disordini su sollecitazione degli stessi esponenti del clero e dei cittadini.

Requisizioni, tensioni sociali e la fermezza del Comune

Durante gli otto giorni di occupazione, i volontari attuarono diverse requisizioni di grano e di bestiame per il sostentamento della truppa. La situazione visse momenti di forte tensione quando un ufficiale di nome De Cupis richiese al Municipio dodici cavalli di grande valore da consegnare entro poche ore, minacciando l'arresto dei magistrati in caso di rifiuto. Nello stesso periodo vennero perquisiti i locali governativi, portando al sequestro di vecchie daghe della Guardia Civica del 1848 e di altre armi giacenti in archivio. Si verificarono inoltre episodi simbolici, come la distruzione dello stemma papale della Curia vescovile da parte di alcuni garibaldini, cui fece seguito l'intervento dello stesso Pianciani per farne riposizionare un altro nella cattedrale. La magistratura locale mantenne una linea rigida di fronte alle pressioni politiche, rifiutando fermamente di indire un plebiscito e dichiarandosi pronta ad abbandonare l'incarico pur di non piegarsi a tale richiesta.

La conclusione dell'occupazione e il ripristino dell'ordine

I documenti forniti da Coccanari-Fornari mettono in luce evidenti difetti di coordinamento all'interno del movimento garibaldino. Mentre i contingenti a Tivoli cercavano di organizzare manovre politiche ed erano all'oscuro dei reali sviluppi bellici, Garibaldi affrontava le forze pontificie e francesi nella battaglia di Mentana del tre novembre. A seguito della sconfitta e del progressivo dissolversi del nucleo dei volontari, i garibaldini abbandonarono Tivoli la sera del sei novembre per poi essere disarmati dalle truppe italiane ai confini del Regno. L'azione ponderata dell'amministrazione municipale e del gonfaloniere Tomei fu determinante per tutelare la popolazione e mantenere la tranquillità pubblica durante un passaggio storico particolarmente agitato.


fonte : 

- E. Coccanari-Fornari, Sull'occupazione garibaldina del 1867, in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d'Arte, 1921