Il 7 ottobre 1835 rappresenta una data memorabile negli annali della città di Tivoli, segnando il compimento di un'opera ingegneristica senza precedenti promossa dal governo pontificio. Dopo la rovinosa piena del 16 novembre 1826 che aveva distrutto numerose abitazioni, cancellato interi quartieri e minacciato la stabilità di monumenti millenari come il Tempio di Vesta, la comunità tiburtina necessitava di una soluzione definitiva per mettere in sicurezza l'abitato. Sotto la spinta di Papa Gregorio XVI e la guida tecnica dell'architetto e ingegnere romano Clemente Folchi, venne approvato l'ardito progetto di scavare un doppio traforo di circa 280 metri nelle viscere del calcareo Monte Catillo. Questo imponente emissario sotterraneo aveva lo scopo di deviare l'intero corso del fiume Aniene al di fuori del centro urbano, creando un nuovo spettacolare salto d'acqua di oltre centodieci metri e salvaguardando per sempre la città da nuove catastrofi idrauliche.
I festeggiamenti per lo storico evento presero il via nel primo pomeriggio del 6 ottobre 1835, quando Papa Gregorio XVI giunse a Tivoli accompagnato dai più alti dignitari della corte romana. Ad accoglierlo fuori da Porta Santa Croce fu il Gonfaloniere della città, il cavaliere Francesco Bulgarini, che offrì al Pontefice le chiavi di Tivoli sotto un suntuoso arco trionfale eretto per l'occasione presso la residenza del Duca di Corchiano. La sera stessa della vigilia, le strade cittadine si riempirono di luci e festoni, mentre alle falde del Monte Catillo andò in scena uno spettacolare artificio pirotecnico diretto dal marchese Francesco Longhi. Davanti al Pontefice, posizionatosi di fronte allo sbocco dei cunicoli, venne fatto esplodere un imponente fuoco d'artificio che simulava una vera e propria cascata di fuoco sgorgante dal cuore della montagna, anticipando visivamente la prodigiosa irruzione delle acque fissata per la mattina seguente.
La mattina di mercoledì 7 ottobre 1835 una folla straordinaria di oltre dodicimila spettatori, composta da cittadini tiburtini, abitanti dei castelli vicini, nobili romani e viaggiatori stranieri, occupò ogni pendio, dirupo e uliveto affacciato sulla gola dell'Aniene. Tra le personalità di maggior rilievo intervenute alla cerimonia figuravano la Regina Vedova delle Due Sicilie Maria Cristina e il Re Don Michele I di Portogallo, assieme al Cardinale Agostino Rivarola, prefetto dei lavori, e a Monsignor Francesco Saverio Massimo. Per ospitare il Papa e il suo seguito era stato edificato sulla strada di Quintiliolo un monumentale padiglione in stile gotico arricchito da ampie gradinate semiellittiche.
Attorno alle ore undici della mattina, al cenno solenne di Papa Gregorio XVI, i grandi portoni di sbarramento collocati all'imbocco dei trafori vennero spalancati contemporaneamente. Le acque dell'Aniene, rigonfiate per l'occasione da una piena artificiale, si riversarono furiose nel doppio condotto sotterraneo ed emersero dallo sbocco con un boato impressionante, precipitando nella gola sottostante in una nuvola di vapore inargentata dai raggi del sole. L'imponente battesimo della nuova Grande Cascata fu salutato dal rimbombo di oltre duemila mortaretti collocati sulle balze del monte, dallo squillo delle bande musicali e dalle acclamazioni dell'intera moltitudine esultante.
La perfetta riuscita della deviazione dimostrò l'efficacia del traforo, erigendo uno scudo protettivo che avrebbe dimostrato la sua solidità già durante le successive piene del fiume. Per perpetuare il ricordo dell'impresa e della memorabile giornata, l'Amministrazione delle Acque fece coniare una speciale medaglia commemorativa realizzata dall'incisore Lorenz, recante su un lato il panorama dell'Aniene che entra nel traforo del Catillo e sull'altro lo sbocco del nuovo salto d'acqua. Pochi mesi dopo, il 13 dicembre 1835, la cittadinanza inaugurò nella sala grande del Palazzo Municipale un busto marmoreo del Pontefice scolpito da Pietro Tenerani, accompagnato da affreschi rievocativi e da una solenne cantata ideata da Sante Viola e musicata da Tiberio Natalucci. La bonifica gregoriana trasformò radicalmente il paesaggio cittadino e diede origine all'odierno parco di Villa Gregoriana, consegnando alla storia la testimonianza di una giornata in cui l'ingegno umano riuscì a domare la furia della natura.
fonti:
Autori Vari, Tivoli: tremila anni, sintesi, 2020.
Francesco Bulgarini, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all'antichissima città di Tivoli e suo territorio, 1848.
Agostino Cappello, Memorie istoriche dal 1 maggio 1810 a tutto l'anno 1847, 1848.
Giuseppe Cascioli, Gli uomini illustri o degni di memoria della città di Tivoli, 1927.
Clemente Folchi, Ragguaglio sulla direzione dei lavori eseguiti in Tivoli per la deviazione dell'Aniene, 1835.
Francesco Saverio Massimo, Relazione storica del traforo nel monte Catillo in Tivoli per l'inalveazione del fiume Aniene, 1838.
Antonio Nibby, Analisi storico-topografica-antiquaria della carta de' dintorni di Roma, 1849.
Filippo Alessandro Sebastiani, Viaggio a Tivoli antichissima città latino-sabina fatto nel 1825, 1828.
Sante Viola, Cronaca delle diverse vicende del fiume Aniene in Tivoli fino alla deviazione del medesimo ne' cunicoli del Monte Catillo, 1836.
Sante Viola, Tivoli nel decennio dalla deviazione del fiume Aniene nel traforo del Monte Catillo, 1848.
