Nel 1155, la penisola italica fu teatro di drammatici sconvolgimenti politici legati alla discesa del re di Germania Federico I Hohenstaufen, noto come il Barbarossa. Dopo la solenne incoronazione imperiale avvenuta a Roma il 18 giugno per mano di papa Adriano IV, scoppiarono fieri e sanguinosi tumulti promossi dal Senato e dal popolo romano contro le truppe tedesche. Costretto ad allontanarsi da un'Urbe insicura e ostile, l'imperatore mosse con il suo esercito verso le campagne tiburtine, ponendo l'accampamento militare nei pressi di Ponte Lucano il 28 giugno 1155. La presenza dell'armata imperiale alle porte della città rappresentò per Tivoli un momento critico e al contempo decisivo.
I cittadini tiburtini, reduci dalle durissime guerre sostenute contro la vicina Roma e timorosi che il pontefice potesse cedere alle pressioni dei Romani lasciando la città esposta alla distruzione, scelsero la via di una celere svolta politica. Una delegazione di rappresentanti ghibellini del Comune di Tivoli si recò direttamente al campo di Ponte Lucano per offrire all'imperatore le chiavi della città e sottomettersi formalmente al suo potere. Federico Barbarossa accolse con favore la dedizione dei Tiburtini, consapevole dell'importanza strategica della roccaforte di Tivoli per il controllo delle vie d'accesso a Roma e all'Abruzzo.
Tuttavia, per non compromettere i delicati equilibri con papa Adriano IV, l'imperatore formulò un raffinato atto diplomatico. Attraverso una celebre lettera inviata al Municipio tiburtino, Federico sciolse i cittadini dal giuramento di fedeltà appena prestato e restituì formalmente Tivoli all'autorità del Pontefice, inserendo però la clausola "salvo tamen per omnia jure imperiali". Questa formula garantì a Tivoli una preziosa duplice protezione — pontificia e imperiale — preservando l'autonomia della comunità ed erigendo uno scudo insuperabile contro le mire espansionistiche del Senato romano.
Per sanzionare l'alleanza e premiare la lealtà della cittadinanza, il Barbarossa concesse al Comune di Tivoli uno dei suoi privilegi più duraturi: la facoltà di fregiare il proprio vessillo e lo stemma cittadino con l'Aquila Imperiale monocefala. Sotto queste insegne, le milizie comunali di Tivoli affiancarono l'esercito imperiale durante il celebre assedio di Milano nel 1158. Contestualmente, l'imperatore promosse il potenziamento difensivo dell'abitato attraverso la cosiddetta Additio Federiciana, un imponente ampliamento delle mura cittadine che inglobò le nuove contrade di Santa Croce e del Trevio all'interno della cinta fortificata.
fonti
Andrei G., Personaggi della storia di Tivoli, 2020.
Autori Vari, Il complesso della Rocca Pia (a cura di R. Borgia), 2019.
Autori Vari, Tivoli: tremila anni, sintesi, 2020.
Bulgarini F., Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all'antichissima città di Tivoli e suo territorio, 1848.
Coccanari G., Nozioni di storia di Tivoli, 1957.
Nibby A., Viaggio antiquario nei dintorni di Roma, 1819.
