Le campagne di scavo nella Villa dei Calpurnii Pisones a Tivoli

La fascia di territorio tiburtino tradizionalmente nota come vocabolo Pisoni è stata a lungo identificata dagli storici e dai topografi come la sede di una sontuosa residenza patriziale appartenuta alla celebre gens dei Calpurnii Pisones. Nel corso dei secoli, eruditi ed esploratori del territorio come Cabral, Del Re, Volpi e Revillas hanno ampiamente dibattuto sull'esatta ubicazione di questo vasto complesso residenziale, situato tra le pendici collinari e i terreni adiacenti alla via Tiburtina. Le indagini archeologiche intraprese in quest'area tra il Settecento e l'Ottocento hanno riportato alla luce un patrimonio artistico di straordinaria rilevanza, confermando l'elevato rango sociale e culturale dei proprietari dell'antica dimora.



L'avvio delle esplorazioni sistematiche nel sito del vocabolo Pisoni risale alla seconda metà del Settecento, quando il principe Santacroce e l'ambasciatore di Spagna Don Nicolò Azara promossero importanti saggi di scavo sul terreno. Da queste prime ricerche riemergere ben sedici erme in marmo raffiguranti illustri filosofi e poeti del mondo greco, tra cui i ritratti di Socrate, Platone, Demostene e Aristotele, riprodotti ed illustrati dallo stesso Azara nelle sue pubblicazioni. Sulla scia di tali fortunati rinvenimenti, l'ispettore pontificio Domenico De Angelis condusse ulteriori scavi nell'ambito delle vaste campagne archeologiche promosse da Papa Pio VI. La fitta corrispondenza ufficiale intercorsa tra De Angelis, il compagno di scavi Corradi e il sovrintendente pontificio alle antichità Giovanni Battista Visconti, conservata nel Codice topografico di Tivoli, costituisce una fonte documentaria imprescindibile per ricostruire le fasi e gli esiti di quei lavori.

Oltre alle celebri sculture ritrattistiche, l'area della villa ha restituito significative testimonianze epigrafiche e strutturali, tra cui un'iscrizione metrica dedicata da un certo Octavio al suo nutritore Quintio, due erme acefale di filosofi e imponenti muraglioni in opera incerta posti su terrazzamenti altimetrici. Nel corso del secolo successivo, l'interesse per la dimora dei Pisoni rimase vivo nella comunità locale. A metà dell'Ottocento la Società pel trovamento di cose antiche in Tivoli intraprese un nuovo saggio nella porzione inferiore del terreno, riuscendo a rinvenire una testa scultorea di eccellente fattura. Tuttavia, l'insorgere di complesse controversie legali e le divergenze sorte con i proprietari dei fondi confinati costrinsero la società a cessare ogni attività, lasciando una parte del complesso archeologico sommersa sotto gli oliveti della campagna tiburtina.


Fonti

Rodolfo Lanciani, Documenti inediti sugli scavi di Pio VI in Tivoli, 1922

Thomas Ashby, La Via Tiburtina, 1928