Nel segno di Francesco: l'eredità spirituale dei francescani a Tivoli

 

La presenza della famiglia francescana a Tivoli affonda le sue radici direttamente nei primi decenni del XIII secolo, intrecciandosi con il passaggio e la memoria di San Francesco d'Assisi. La tradizione storiografica cittadina e le memorie conventuali tramandano il celebre miracolo operato dal Poverello ad Assisi dopo la sua morte, dipinto anche da Giotto nella Basilica Superiore, relativo alla prodigiosa liberazione dal carcere di un tale Pietro Alisiano. Costui, ritenuto eretico, era stato consegnato dal pontefice al vescovo tiburtino affinché fosse strettamente vigilato in prigione sotto pena della perdita dell'episcopato. La straordinaria intercessione del Santo sciolse le catene del prigioniero, segnando il primo solido legame spirituale tra la comunità tiburtina e l'ordine serafico.



Il cuore propulsore dell'insediamento francescano in città divenne la grandiosa chiesa di Santa Maria Maggiore, nota universalmente tra i cittadini come chiesa di San Francesco. L'edificio e l'annesso monastero, in origine appartenenti ai monaci Benedettini, vennero sottratti a questi ultimi nel 1256 da papa Alessandro IV e assegnati ai Frati Minori Conventuali. Successivamente, nel 1461, papa Pio II Piccolomini, constatando il grave stato di degrado e di cattiva gestione in cui i Conventuali tenevano il complesso durante un suo soggiorno estivo a Tivoli, decise di togliere loro la struttura per consegnarla ai Frati Minori Osservanti, i quali ne presero possesso duraturo. All'interno del tempio si conserva la preziosa immagine della Madonna delle Grazie, capolavoro attribuito al pittore francescano Jacopo Torriti. Sotto l'altar maggiore risposano inoltre le spoglie mortali del celebre cardinale Ippolito II d'Este, governatore di Tivoli e creatore della vicina Villa d'Este, unitamente al fratello Luigi e al nipote Alessandro.

Nel corso del XVII secolo, la presenza francescana in territorio tiburtino si arricchì con il definitivo radicamento dei Frati Minori Cappuccini. Dapprima stabilitisi in una sede provvisoria fuori dalle mura, i Cappuccini trovarono una sistemazione ideale nel 1610 grazie alla generosità di monsignor Eugenio Fucci, vescovo di Veroli e nobile tiburtino. Il presule donò il terreno ed eresse a proprie spese la chiesa e il convento della Santissima Croce ai Cappuccini, posizionati in una salubre ed amena cornice alle falde del Monte Ripoli, tra Porta Santa Croce e Porta San Giovanni.

L'impronta dell'ordine si manifestò vivamente anche nel tessuto intellettuale, artistico e sociale della città. Tra i religiosi più illustri legati a Tivoli spicca la figura di Fra Costanzo da Roma, colto francescano a cui la tradizione storiografica attribuisce il disegno dell'elegante e grandioso campanile di Santa Maria Maggiore, oltre alla stesura delle biografie delle monache claudicanti del monastero di San Michele Arcangelo e delle Clarisse. Nella seconda metà del Quattrocento si distinse inoltre Fra Mattia da Tivoli, figura di profonda dottrina insorta all'interno della corrente degli spirituali francescani con l'intento di promuovere un rigoroso ritorno al primigenio rigore della regola serafica. A testimonianza del prestigio raggiunto dal convento di Santa Maria Maggiore, si ricorda anche Fra Francesco, scelto da papa Sisto IV come uomo di singolare prudenza per ricoprire il delicato ruolo di visitatore e ispettore del monastero delle monache di San Michele a Castrovetere.


fonti

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